3 ottobre 1839: un giorno come oggi, 187 anni fa, il futuro arrivò a Portici

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Quasi due secoli fa, tra Napoli e Portici, cominciava una storia destinata a cambiare il modo di viaggiare in Italia. Era il 3 ottobre 1839: la prima ferrovia della penisola entrava in funzione. Ci sono date che meritano di essere ricordate non soltanto per ciò che accadde quel giorno, ma per ciò che inaugurarono. Il 3 ottobre 1839, nel Regno delle Due Sicilie, un convoglio a vapore partì da Napoli diretto a Portici. La distanza era di poco più di sette chilometri, ma il significato di quel viaggio andava ben oltre la sua lunghezza: nasceva la Napoli-Portici, la prima ferrovia costruita nella penisola italiana. A rendere possibile l’impresa fu l’ingegnere francese Pierre-Joseph Bayard de la Vingtrie, che aveva ottenuto la concessione per costruire e gestire la linea. Dal suo nome prese il nome anche una delle locomotive impiegate sulla tratta: la Bayard. Quel giorno il treno raggiunse il Granatello di Portici, dove si svolse la cerimonia inaugurale. A bordo vi erano autorità e invitati; lungo il percorso, invece, una folla assisteva a una scena destinata a diventare storica: una macchina di ferro che avanzava senza cavalli, spinta dalla forza del vapore.

Per gli uomini e le donne del 1839 non era soltanto un nuovo mezzo di trasporto. Era la concreta dimostrazione che la tecnologia poteva cambiare la percezione delle distanze e del tempo. La Napoli-Portici sarebbe stata soltanto una breve tratta, ma rappresentò l’inizio di una trasformazione destinata a coinvolgere l’intera penisola. Negli anni successivi le ferrovie si sarebbero moltiplicate, collegando città, territori, porti e aree produttive. Oggi, mentre percorriamo centinaia di chilometri in poche ore, quel primo viaggio può sembrare quasi remoto. Eppure la storia della ferrovia italiana comincia proprio lì: a Napoli, il 3 ottobre 1839, con una locomotiva a vapore diretta verso Portici.

La Bayard appartiene ormai alla storia. Quel viaggio, invece, continua ogni giorno, ogni volta che un treno parte. Perché quasi due secoli fa, su poco più di sette chilometri di binari, l’Italia cominciò a scoprire un nuovo modo di muoversi.

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