Napoli a breve sotto 900mila abitanti: la città si riempie di turisti, si svuota di residenti

0
63

Napoli si prepara a scendere sotto una soglia che ha un peso più storico che statistico: entro la fine del 2026 potrebbe ritrovarsi sotto i 900mila residenti, tornando a una consistenza demografica vicina a quella del 1936. Al 1° gennaio di quest’anno gli abitanti erano 905.050; secondo i dati provvisori, a fine maggio erano già scesi a 903.030. Se il ritmo non cambierà, la soglia potrebbe essere superata nei prossimi mesi.

È l’ultimo capitolo di una lunga trasformazione. Nel 1861, all’Unità d’Italia, Napoli contava 484.026 abitanti. Nel 1901 erano diventati 621.213 e nel 1936, alla vigilia della guerra, 865.913. Poi arrivò la grande crescita del dopoguerra: nel 1951 la città aveva già superato il milione, con 1.010.550 residenti, fino al record storico di 1.226.594 abitanti raggiunto nel 1971. Da allora è iniziata una discesa quasi ininterrotta. Nel 1991 gli abitanti erano 1.067.365 e nel 2003 Napoli è tornata sotto il milione per la prima volta dal dopoguerra. Oggi, rispetto al picco del 1971, sono scomparsi quasi 400mila residenti.

Il dato più significativo non è soltanto la quantità. È la composizione della popolazione. La fascia d’età più numerosa è quella tra 45 e 59 anni: 200.496 persone, oltre il 22% del totale. La singola età più rappresentata è quella dei 61 anni, con 14.530 residenti. I bambini tra 0 e 14 anni sono invece 114.858, appena il 12,7% della popolazione; gli under 18 complessivamente sono 144.121. All’altro capo della piramide demografica ci sono 329 centenari, dei quali 247 donne e 82 uomini.

La fotografia è dunque quella di una città che invecchia e si restringe alla base, con generazioni giovani meno numerose rispetto a quelle adulte e mature. È un fenomeno che non sembra riconducibile a una sola causa: il calo dura da decenni e intreccia natalità, mobilità della popolazione, capacità di trattenere giovani e lavoratori e trasformazioni dell’area urbana. Il paradosso è che tutto questo accade mentre Napoli vive una fase di enorme visibilità e attrattività turistica. La città può essere affollatissima senza essere demograficamente in crescita: strade e quartieri centrali pieni di visitatori convivono con una popolazione residente che continua lentamente a diminuire. L’overtourism e il declino demografico sono quindi due facce di una stessa città profondamente trasformata. E mentre Napoli perde abitanti, qualcosa si muove nell’area metropolitana. Giugliano in Campania ha superato Salerno, diventando la seconda città della Campania per popolazione: a fine maggio contava 125.104 residenti contro i 125.097 di Salerno. Un sorpasso minimo, ma indicativo di una redistribuzione demografica che premia alcuni comuni dell’hinterland. Giugliano è oggi il comune non capoluogo più popoloso d’Italia.

La soglia dei 900mila residenti racconta molto più di un numero. Racconta la metamorfosi di Napoli: da grande città industriale e demograficamente esplosiva a metropoli più anziana, con meno giovani e quasi 400mila residenti in meno rispetto al suo massimo storico. Una città che continua ad attirare il mondo, ma che fatica sempre più a trattenere una parte dei propri abitanti.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui