A distanza di 27 anni dalla tragedia che sconvolse la Campania, il ricordo resta vivo nelle comunità colpite. Era il 5 maggio 1998 quando violente colate di fango travolsero i territori di Sarno, Quindici, Bracigliano e Siano, causando la morte di oltre 160 persone e distruggendo interi quartieri. Una delle più gravi catastrofi idrogeologiche della storia recente italiana.
Le frane furono innescate da giorni di piogge intense che resero instabili i versanti montuosi, già fragili per la natura del terreno e per l’azione dell’uomo. In poche ore, fiumi di fango e detriti scesero a valle senza lasciare scampo, travolgendo case, strade e infrastrutture. Il bilancio fu drammatico: centinaia di sfollati, famiglie spezzate e un territorio profondamente segnato.
Oggi, in occasione dell’anniversario, istituzioni, scuole e associazioni si sono riunite per commemorare le vittime con cerimonie e momenti di raccoglimento. A Sarno, simbolo della tragedia, è stata deposta una corona di fiori nei luoghi più colpiti, mentre il suono delle campane ha accompagnato il ricordo delle vite perdute.
Ma la memoria non basta. L’evento continua a rappresentare un monito sull’importanza della prevenzione del rischio idrogeologico, un tema ancora oggi centrale in Campania e in molte aree del Paese. Nonostante gli interventi realizzati negli anni – tra opere di messa in sicurezza, sistemi di monitoraggio e piani di emergenza – permangono criticità legate all’abusivismo edilizio, alla gestione del territorio e agli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici.
Gli esperti sottolineano come la prevenzione passi non solo attraverso grandi opere, ma anche da una cultura diffusa della sicurezza: manutenzione costante, controllo del territorio e informazione ai cittadini. La tragedia del 1998 resta una ferita aperta, ma anche un punto di partenza per costruire un futuro più consapevole.









