Un racconto parziale del 1799: Neoborbonici chiedono un confronto pubblico

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Domenica 26 luglio su RAI Storia, per l’ennesima volta (e l’ennesima replica dal 201) la storia della Repubblica Napoletana del 1799 è stata raccontata in maniera del tutto parziale.
Lo stesso comunicato della RAI, del resto, anticipava i contenuti della puntata del ciclo “Passato e Presente” con
Paolo Mieli e Lucio Villari.
Napoli non “insorse” per far nascere la Repubblica ma per impedire un’invasione straniera che si avvalse della  “collaborazione” di pochi giacobini locali. Altro che “il meglio della società meridionale”: si trattava (secondo le parole dello stesso Giuseppe Mazzini) di traditori della patria napoletana che “aprirono le porte agli stranieri”. I lazzari, sempre secondo Mazzini e secondo gli stessi generali francesi, non furono affatto dei “briganti” ma degli eroici difensori della propria patria disposti a morire pur di difenderla nel segno dei loro valori profondamente cristiani. Oltre sessantamila, del resto, i Napoletani di parte cristiana-borbonica massacrati in tutto il Sud in appena cinque mesi, come attestano le memorie del generale francese Thiebault. Altro che la solita retorica di “libertà ed uguaglianza”.
Altro che la “vendetta tremenda” dei Borbone che condannarono a morte, purtroppo (come sarebbe capitato in qualsiasi altro paese al mondo a quel tempo), un centinaio di giacobini che avevano portato nel Regno massacri e saccheggi in quello che uno dei più grandi storici attuali (John Davis) ha definito come “un semplice episodio dell’imperialismo francese”.
Vero, infine, che si trattò di un “momento fondamentale per le sorti del Meridione” ma perché da quel momento si iniziò a raccontare e a celebrare con libri, romanzi, film, documentari o nomi di strade e piazze, una storia “altra” senza radici, senza orgoglio e senza un senso di appartenenza, fenomeno solo italiano e che dal 1799 al 1860 si è diffuso con conseguenze ancora attuali di fronte a questioni meridionali tuttora irrisolte.
Per questi motivi il Movimento Neoborbonico, la Fondazione Il Giglio e altre associazioni “identitarie” hanno inviato alla RAI la richiesta di un confronto pubblico e democratico su questi temi.

Questa la nota congiunta del  Movimento Neoborbonico, della Fondazione Il Giglio e dei Neoborbonici.com

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