È il 10 agosto. Ma per gli Squallor potrebbe essere ancora il 38 luglio

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C’è una data che oggi, 10 agosto, gli Squallor avrebbero probabilmente apprezzato più di altre: una data vera, piena estate, che però nel loro universo poteva tranquillamente diventare ’38 luglio’. Fuil titolo del loro primo singolo, nel 1971. Un calendario impossibile, proprio come era impossibile prendere sul serio fino in fondo un gruppo nato da professionisti della musica italiana che, invece di limitarsi a costruire successi, decisero di sabotare allegramente le regole del gioco.

E qui sta il punto: gli Squallor non erano quattro improvvisati. Giancarlo Bigazzi, Alfredo Cerruti, Daniele Pace e Totò Savio conoscevano perfettamente la musica, la radio, la televisione, il linguaggio della canzone. Tanto bene da poterli deformare dall’interno.

Il paradosso diventa ancora più evidente proprio oggi. Il 10 agosto 1974, mentre gli Squallor coltivavano il loro universo parallelo, Bigazzi era anche tra gli autori di “E tu…”, il grande successo di Claudio Baglioni che occupò il vertice della classifica italiana. Da una parte la canzone d’amore. Dall’altra il nonsense. La stessa penna capace di frequentare entrambi i mondi. Forse è questo che rende gli Squallor meno “vecchi” di quanto sembri. Non perché dobbiamo rimpiangerli, ma perché il loro meccanismo è ancora tremendamente contemporaneo: prendere ciò che tutti prendono sul serio e rovesciarlo. E tra pochi giorni, il 14 agosto, tornerà anche un’altra loro assurda creatura: Arrapaho, arrivato al cinema nel 1984. Cinquantadue anni dopo quel 10 agosto del 1974, la domanda non è quanto ci manchino gli Squallor. È se, oggi, avremmo ancora il coraggio di inventarci un 38 luglio.

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