C’è stata una Napoli greca, una Napoli romana, una del periodo francese e un’altra dei viceré spagnoli. Poi ci sono state le varie dominazioni: la Napoli degli Angioini, degli Aragonesi, degli Svevi, dei Normanni, dei Borbone, ma una Napoli dei napoletani ?
Partendo da questo presupposto storico, il romanzo di fantasia di Paolo Trapani, dal titolo “La secessione di San Gennaro”, edito da ‘Giannini editore’ nella collana ‘I Sorsi’, immagina un futuro prossimo in cui l’antica capitale del Sud dichiara la sua indipendenza dall’Italia. I napoletani, con una clamorosa iniziativa autonomista, proclamano la nascita dello “Stato Città di Napoli”: per la prima volta, nella sua millenaria storia, la metropoli partenopea decide di autogovernarsi, di farsi carico del proprio destino. Il romanzo di Trapani vuole innescare una importante scintilla culturale, con una piccola-grande provocazione: può l’identità di un popolo generare una rivoluzione pacifica e clamorosa ? Napoli e i napoletani sono pronti a prendere in mano il proprio destino e autodeterminarsi dopo secoli di dominazioni straniere?
Il viaggio immaginario di Trapani non è solo storico, sociale e politico, ma anche economico: nel libro la dichiarazione di indipendenza dei napoletani viene sugellata dalla rivoluzione monetaria. Qui c’è l’apice della fantasia dell’autore, ma anche il compimento di un ‘idea tanto utopistica e visionaria quanto lungimirante e di fatto non impossibile.









