Campania, Puglia e Veneto: tra poco ci saranno tre nuovi governatori

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Tra poche ore tre regioni italiane tra le più importanti e popolose (Veneto, Campania, Puglia) avranno tutte nuovi governatori. Andranno a rappresentare 15 milioni circa di cittadini italiani. Luca Zaia, Vincenzo De Luca, Michele Emiliano (per ragioni diverse) non partecipano a questa tornata elettorale di autunno 2025. Si vota quindi per tre successioni amministrative e istituzionali. L’esito del voto, stando a sondaggi e pronostici, è alquanto scontato (sulla carta) in tutte e tre le regioni, ma solo lunedì 24 novembre alle ore 15, con l’inizio dello scrutinio, si saprà come sono andate le cose. Sicuramente una delle regioni maggiormente al centro delle polemiche negli ultimi mesi è stata la Campania. De Luca ha cercato in tutti i modi di superare il vincolo normativo che gli ha poi impedito di correre per un terzo  mandato. Così ha dovuto fare i conti con la realtà dei fatti. Con la sua uscita dal vertice del governo regionale si chiude un’epoca, tutta incentrata sul personalismo politico e sulla sua leadership. A torto o a ragione, qualunque sia il giudizio sulla sua amministrazione, De Luca lascia un segno evidente per tutti i campani. Con ogni probabilità tornerà presto a correre per la guida del Comune di Salerno: cercherà nel prossimo futuro di indossare la fascia tricolore per la quinta volta. Intanto è importante vedere e capire cosa e come sarà la Regione senza di lui. Dieci anni alla guida di Palazzo Santa Lucia hanno tracciato più di un solco: il nuovo governatore campano dovrà fare i conti col “deluchismo” e con i “deluchiani”. Non sarà una partita di poco conto, perché la Campania tutto può permettersi tranne che immobilismo amministrativo e incoerenza nelle scelte strategiche per il territorio. O peggio ancora tutto può passare tranne uno scontro feroce legato al passaggio di consegne e poteri istituzionali: sia che vinca Fico col centrosinistra sia che vinca Cirielli col centrodestra, il governatore avrà un compito arduo, perché la sua vittoria sarà espressione di una evidente minoranza di cittadini ed elettori. Se il dato dell’astensione sarà effettivamente significato, come tutto lascia immaginare, un minuto dopo la chiusure delle urne, la priorità, chiunque sia il Presidente della Campania, sarà di riavvicinare il popolo alle istituzioni. La crisi della democrazia partecipata e dell’attivismo politico viene da lontano, è ormai strutturale. Governare regioni come la Campania deve rappresentare un esempio positivo di coinvolgimento e condivisione.

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