San Giorgio a Cremano, l’ora del condono fiscale: 36 milioni da recuperare e liquidità sotto pressione

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Bilancio con un problema strutturale che continua a pesare sui conti: la riscossione dei crediti. È questa la fotografia che emerge dall’analisi del rendiconto 2025 e del bilancio di previsione del Comune di San Giorgio a Cremano, alla vigilia dell’avvio della rottamazione-quinquies, le cui domande potranno essere presentate dal 16 ottobre al 15 dicembre. La misura consentirà ai contribuenti di definire i debiti affidati all’Agenzia delle Entrate-Riscossione tra il 2000 e il 2023 pagando il solo capitale e le spese di notifica, con l’azzeramento di sanzioni, interessi e aggio. Ma quanto può valere davvero questa operazione per le casse comunali ? Il dato più significativo riguarda il magazzino dei crediti ancora in carico all’Agente della riscossione.

Al 31 dicembre 2025 risultavano:

  • 37,8 milioni di euro di carichi complessivi affidati;
  • appena 928 mila euro riscossi durante l’anno;
  • 36,5 milioni di euro ancora da recuperare.

In altre parole, il sistema ordinario di riscossione continua a recuperare solo una quota minima di quanto iscritto a ruolo. Parallelamente, come certifica il bilancio consolidato, cresce il Fondo crediti di dubbia esigibilità (FCDE), cioè la riserva che il Comune  deve accantonare perché è incerta la riscossione di una parte dei propri crediti. Nel 2025 il FCDE è giunto a quota 37,1 milioni di euro, in aumento rispetto ai 33 milioni dell’anno precedente. Anche i residui attivi, cioè i crediti ancora da incassare, restano elevatissimi: 66,3 milioni di euro. Sul piano contabile il Comune non presenta condizioni di dissesto e il rendiconto è stato approvato con il parere favorevole dei revisori. Tuttavia emergono significative tensioni di cassa. Il fondo cassa al 31 dicembre 2025 si ferma a soli 741 mila euro.  Ancora più rilevante il ricorso all’anticipazione di tesoreria:

  • utilizzata per 346 giorni su 365;
  • importo medio pari a 9,8 milioni di euro;
  • interessi passivi per oltre 452 mila euro.

Non a caso i revisori parlano esplicitamente di “squilibrio strutturale di liquidità”. Il punto centrale è che la definizione agevolata arriva su un orizzonte temporale estremamente ampio: ben 24 anni di carichi, dal 2000 al 2023. Nei residui comunali continuano a comparire vecchie partite TARI e TARSU risalenti a oltre dieci anni fa, alcune da milioni di euro ciascuna. Per molti contribuenti il peso di sanzioni e interessi accumulati negli anni è diventato superiore al tributo originario. L’eliminazione di queste maggiorazioni potrebbe quindi rendere economicamente conveniente la chiusura di posizioni rimaste aperte per lungo tempo. È la domanda più importante, ma anche quella a cui oggi non è possibile rispondere con precisione. Dai documenti disponibili non emerge infatti l’ammontare dei soli carichi effettivamente definibili attraverso la rottamazione. Per questo motivo qualsiasi previsione numerica sarebbe arbitraria. Una cosa però appare chiara: anche un recupero di pochi milioni di euro avrebbe un impatto positivo su un ente che dispone di appena 741 mila euro di cassa e che da anni convive con un volume elevatissimo di crediti difficili da riscuotere. La vera scommessa della rottamazione-quinquies, dunque, non sembra essere solo l’aumento delle entrate, quanto la trasformazione di crediti ormai storici in liquidità disponibile. Dopo anni di riscossioni modeste e magazzini sempre più ingombranti, per i conti di San Giorgio a Cremano potrebbe essere questa la partita finanziaria più importante dei prossimi mesi.

Con molta probabilità dall’esito della rottamazione quinques, che si chiuderà a metà dicembre, potrà scaturire il calcolo della quarta rata TARI 2026 che il Comune non ha ancora quantificato e comunicato ai cittadini. Nei giorni scorsi, ai sangiorgesi sono giunte le cartelle TARI dell’anno in corso, ma con tre delle quattro rate che compongono l’imposta da pagare per il servizio di igiene urbana sul territorio.

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