Caso Cuomo, Viminale alza livello dello scontro: la Regione resiste e il TAR resta decisivo

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Il caso Cuomo non si chiude, anzi. Dopo la diffida e l’interrogazione parlamentare già raccontate da La Notizia in Comune, la vicenda compie un nuovo passo e assume sempre più i contorni di un confronto istituzionale tra Viminale e Regione Campania. Il punto di svolta è arrivato con la risposta del Ministero dell’Interno all’interrogazione presentata dal senatore di Fratelli d’Italia Sergio Rastrelli. La posizione del Viminale è netta: al momento della nomina ad assessore regionale, il 31 dicembre 2025, Vincenzo Cuomo non avrebbe ancora maturato le condizioni necessarie per lasciare definitivamente la carica di sindaco di Portici. Secondo il Ministero, infatti, le dimissioni del sindaco diventano efficaci e irrevocabili soltanto dopo il decorso dei venti giorni previsti dalla legge. Di conseguenza, nel giorno in cui Roberto Fico firmò il decreto di nomina, Cuomo risultava ancora formalmente sindaco. È questo il principale elemento sul quale il Viminale fonda i propri rilievi. Ma non è l’unico. Il Ministero richiama anche la disciplina regionale relativa ai requisiti necessari per entrare a far parte della Giunta. Da qui la conclusione, contenuta nella risposta all’interrogazione, che la posizione di Cuomo presentasse profili di incompatibilità e ineleggibilità proprio nel momento della nomina.

La Regione non arretra

Palazzo Santa Lucia, però, non considera chiusa la questione e soprattutto non condivide la lettura del Viminale.  La Regione sostiene di avere già effettuato le verifiche sulla posizione di tutti gli assessori nominati con il decreto del 31 dicembre 2025. La verifica sarebbe stata formalizzata nella prima riunione della nuova Giunta, il 26 gennaio 2026. Per quanto riguarda Cuomo, gli uffici regionali avrebbero considerato determinante proprio il decorso dei venti giorni dalle dimissioni da sindaco di Portici. Alla data della prima riunione della Giunta, dunque, secondo la ricostruzione di Palazzo Santa Lucia, non sarebbero più esistite cause ostative alla permanenza nell’incarico. È quindi su un punto apparentemente tecnico, ma dalle conseguenze politiche rilevanti, che si concentra ora il confronto: quale momento deve essere considerato decisivo per valutare i requisiti dell’assessore? Quello della firma del decreto di nomina, come sostiene il Viminale, oppure quello in cui l’incarico diventa concretamente esercitabile, come sostiene la Regione?

Manfredi: il Consiglio regionale non ha competenza

Nel frattempo è arrivata anche la presa di posizione del presidente del Consiglio regionale, Massimiliano Manfredi. La sua risposta introduce un ulteriore elemento nella vicenda. La Giunta per le elezioni del Consiglio regionale, infatti, ha verificato le condizioni di eleggibilità e compatibilità dei consiglieri eletti, ma non avrebbe esaminato la posizione degli assessori esterni, tra i quali rientra Cuomo. Secondo Manfredi, dunque, il Consiglio regionale non sarebbe stato formalmente investito della verifica sulla posizione dell’assessore e non disporrebbe della documentazione relativa alla sua autocertificazione. Una posizione che, di fatto, rende meno immediata la strada indicata da Fratelli d’Italia, che aveva chiesto l’attivazione delle procedure per arrivare alla decadenza di Cuomo.

E il TAR ?

È questo, a questo punto, il passaggio che potrebbe diventare decisivo. La Regione ricorda che il TAR Campania ha già respinto l’istanza cautelare presentata contro la nomina di Cuomo. Ma quel pronunciamento non equivale a una definitiva pronuncia sulla legittimità della nomina. La questione di merito resta infatti aperta. Ed è proprio su questo terreno che potrebbe arrivare il chiarimento più importante sull’interpretazione delle norme e sulla possibilità o meno per Cuomo di continuare a ricoprire l’incarico. Nel frattempo, però, l’attività dell’assessore prosegue. Nei documenti della Regione Cuomo risulta ancora indicato come assessore proponente anche in atti della Giunta del luglio 2026.

Una partita aperta

Il nuovo elemento, rispetto a quanto già raccontato, è dunque il livello istituzionale raggiunto dalla vicenda. Da una parte c’è il Viminale, che ha formalizzato i propri rilievi sulla posizione di Cuomo. Dall’altra c’è la Regione Campania, che difende la correttezza delle verifiche compiute dai propri uffici. In mezzo c’è il Consiglio regionale, che attraverso il presidente Manfredi sostiene di non essere l’organo competente a effettuare quella verifica sugli assessori esterni. E sullo sfondo rimane il TAR, chiamato a fornire, quando arriverà la pronuncia di merito, un chiarimento giuridico destinato a pesare non soltanto sulla posizione personale di Cuomo, ma anche sul dibattito politico che sta accompagnando i primi mesi della Giunta guidata da Roberto Fico. Per ora, dunque, Cuomo resta al suo posto. Ma la questione, dopo l’intervento formale del Viminale, è tutt’altro che archiviata.

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