Ancora cellulari scoperti nel carcere di Poggioreale e ancora interrogativi sulla tenuta del sistema di sicurezza all’interno dell’istituto penitenziario. L’ultimo blitz della polizia penitenziaria ha portato al sequestro di quindici telefoni, sette dei quali rinvenuti nel reparto di alta sicurezza, dove sono detenuti soggetti considerati particolarmente pericolosi. Un episodio che riaccende i riflettori su un fenomeno ormai diventato strutturale e che preoccupa magistratura e forze dell’ordine.
L’ingresso di dispositivi mobili nelle carceri rappresenta un rischio enorme: attraverso quei telefoni i detenuti possono mantenere contatti con l’esterno, impartire ordini, organizzare traffici illeciti o aggirare i controlli previsti dal regime detentivo. Negli ultimi anni, in diversi istituti campani, gli investigatori hanno registrato un aumento dei sequestri e persino l’utilizzo di droni per consegnare cellulari e droga oltre le mura delle strutture penitenziarie.
Gli agenti della polizia penitenziaria continuano a denunciare carenze di organico e strumenti insufficienti per fronteggiare un fenomeno sempre più sofisticato. Poggioreale, tra le carceri più affollate d’Italia, resta uno dei simboli di questa emergenza. Ogni sequestro conferma l’impegno del personale in servizio, ma allo stesso tempo mostra quanto sia difficile impedire l’ingresso di apparecchi elettronici all’interno delle celle. La sfida, ora, è rafforzare controlli e tecnologie prima che il carcere diventi definitivamente un luogo dove la comunicazione illegale continua indisturbata.









