Napoli tra le prime cento nella guida Guru Walk: ma per cibo e mafia

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Napoli finisce nella classifica delle 100 migliori città al mondo da visitare a piedi, ma a far discutere non è il piazzamento ottenuto bensì la descrizione utilizzata dalla celebre guida internazionale Guru Walk. Nella graduatoria annuale dedicata alle città più affascinanti da esplorare passeggiando, il capoluogo campano si è classificato al 40° posto. Una posizione di tutto rispetto che, tuttavia, è stata oscurata da una definizione giudicata da molti offensiva e stereotipata.

Gli autori della guida descrivono infatti Napoli come “una città in cui mafia e gastronomia convivono in un rapporto di tensione creativa”. Una frase che ha immediatamente acceso il dibattito e provocato indignazione tra cittadini, operatori turistici e appassionati della città, che vedono in questa rappresentazione l’ennesima riproposizione di cliché difficili da sradicare.

Guru Walk è una delle piattaforme internazionali più conosciute nel settore dei tour a piedi e ogni anno pubblica una classifica delle città più interessanti da scoprire camminando. Nell’edizione 2025 Roma ha conquistato il primo posto assoluto, ma è Napoli ad aver attirato l’attenzione mediatica per motivi ben diversi.

Ciò che rende ancora più controversa la descrizione è il fatto che Napoli sia l’unica città tra le cento presenti nella classifica ad essere associata esplicitamente alla criminalità organizzata. Un elemento che ha fatto storcere il naso a molti osservatori, soprattutto considerando il trattamento riservato ad altre città che nel corso della loro storia hanno convissuto con fenomeni criminali anche molto rilevanti.

Il caso più evidente è quello di Medellín, in Colombia. La città che per anni è stata identificata a livello mondiale con il cartello di Pablo Escobar viene raccontata dalla guida come un modello di innovazione urbana e culturale, simbolo di rinascita e trasformazione. Nessun riferimento diretto alla droga o alla criminalità.

Stesso discorso per Bogotà, anch’essa segnata in passato da episodi di violenza legati alla malavita organizzata. Nella descrizione della guida emerge invece il fascino delle sue piazze, l’atmosfera culturale e il profumo del caffè che accompagna i visitatori tra storia e modernità.

Anche Ho Chi Minh City, in Vietnam, città che ha conosciuto per decenni la presenza di potenti organizzazioni criminali, viene presentata come una metropoli dinamica e simbolo dell’energia del Paese asiatico, senza alcun richiamo al suo passato più controverso.

Per Napoli, invece, il racconto sembra fermarsi ancora una volta agli stereotipi. Una città che ospita uno dei centri storici più grandi d’Europa, patrimonio UNESCO, una delle tradizioni culturali e artistiche più ricche del Mediterraneo, università secolari, musei di livello internazionale e un patrimonio archeologico unico al mondo viene sintetizzata attraverso un binomio che molti ritengono riduttivo e poco rispettoso.

La polemica nasce proprio da qui: perché mentre ad altre città viene riconosciuto il diritto al riscatto e all’evoluzione, Napoli continua spesso a essere raccontata attraverso categorie che appartengono al passato e che finiscono per oscurarne le eccellenze.

Una scelta comunicativa che rischia di alimentare una narrazione ormai superata e che, secondo molti, non rende giustizia alla complessità di una città che negli ultimi anni ha visto crescere in maniera significativa il turismo internazionale, l’offerta culturale e la propria immagine nel mondo.

La domanda che oggi in molti si pongono è semplice: è corretto continuare a descrivere Napoli attraverso il filtro della criminalità organizzata, oppure è arrivato il momento di raccontarla per ciò che è realmente diventata?

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