Meno di 800 mila euro di cassa disponibile, 33,7 milioni di anticipazioni di tesoreria, 37 milioni accantonati nel Fondo crediti di dubbia esigibilità. Sono alcuni dei numeri che emergono dall’analisi dei rendiconti del Comune di San Giorgio a Cremano. Sono cifre che descrivono una situazione di forte tensione finanziaria. L’amministrazione comunale ha varato anche il bilancio di previsione 2026/2029 e, nonostante alcune proiezioni ottimistiche sull’anno in corso, i problemi sembrano strutturali.
Il dato che più colpisce è quello relativo alla liquidità. Nel 2025 il fondo cassa disponibile si è attestato a 741.077 euro, a fronte di oltre 70 milioni di pagamenti annuali. Nello stesso anno il Comune ha fatto ricorso ad anticipazioni di tesoreria per 33.752.037 euro, dopo i circa 22 milioni del 2023 e i 31 milioni del 2024.
L’anticipazione di tesoreria è uno strumento previsto dalla legge per fronteggiare temporanee esigenze di liquidità. Il problema nasce quando il suo utilizzo diventa ricorrente e crescente. La serie 2023-2025 indica proprio una dipendenza sempre maggiore da questa forma di finanziamento.
Sul fronte dei pagamenti, nel 2025 risultano 8.922.316 euro di spese correnti non pagate. A questi si aggiungono circa 31 milioni di residui passivi. Una situazione che può produrre ulteriori tensioni nei rapporti con i fornitori e alimentare il contenzioso.
C’è poi il capitolo dei crediti da riscuotere. I residui attivi ammontano a circa 66 milioni, una cifra-monstre per la quale il Comune deve accantonare oltre 37 milioni nel Fondo crediti di dubbia esigibilità. Il FCDE non rappresenta denaro “inesistente”: è un accantonamento prudenziale previsto dalle regole contabili per tenere conto delle entrate che potrebbero non essere riscosse. La sua dimensione evidenzia quanto sia rilevante la distanza tra le entrate contabilizzate e quelle effettivamente trasformate in cassa.
Anche il contenzioso pesa: nell’analisi delle posizioni già definite con esito sfavorevole emerge un importo di 905.852,86 euro. A luglio scorso, nella prima seduta del consiglio comunale dopo le elezioni di fine maggio, è stato approvato il relativo debito fuori bilancio.
In questo quadro rientra la cessione (di crediti vantati da fornitori del Comune) alla Galileo SPV 20, società veicolo collegata ad operazioni di factoring della Banca di Credito Popolare. Questo stesso istituto di credito è anche tesoriere dell’ente locale. I dati dunque evidenziano una situazione di allarme per il Comune vesuviano. La questione centrale, per l’esercizio in corso e per i prossimi, riguarda la capacità dell’Ente di aumentare le riscossioni, ridurre la formazione di nuovi debiti e diminuire la dipendenza dalle anticipazioni.
È su questo terreno che si misura la capacità dell’ente di evitare che una difficoltà di liquidità diventi uno squilibrio strutturale. Proprio in questi giorni è in corso l’invio delle cartelle per il pagamento della TARI 2026. Dal gettito e dalle effettive entrate di questa imposta si misura la capacità di tenuta finanziaria dell’Amministrazione guidata da Michele Carbone. Secondo le previsioni dei tecnici, la TARI dovrebbe portare circa 9 milioni di euro nelle casse municipali. Per ora le cartelle pervenute ai cittadini si articolano in tre ratei, laddove non si decide di pagare in un’unica soluzione. Nelle prossime settimane arriveranno anche le notifiche della quarta tranche.









