Gianluca Ansanelli, Napoli dà una marcia in più

Regista e sceneggiatore, il suo ultimo lungometraggio “Benvenuti in casa Esposito”, tratto dall’omonimo romanzo e che vanta nel cast nomi come Francesco Di Leva, Vincenzo Esposito, Antonia Truppo, sarà prossimamente in uscita nelle sale cinematografiche

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Gianluca Ansanelli
Gianluca Ansanelli

Gianluca Ansanelli, regista e sceneggiatore, è uno dei più attivi e conosciuti esponenti del comparto “Film commedia in chiave napoletana”; il suo ultimo lungometraggio da regista e sceneggiatore “Benvenuti in casa Esposito”, tratto dall’omonimo romanzo e che vanta nel cast nomi come Francesco Di Leva, Vincenzo Esposito, Antonia Truppo, sarà prossimamente in uscita nelle sale cinematografiche, non appena ci sarà un concreto rallentamento delle misure di sicurezza per il Covid 19

Ansanelli, cosa rende vincente un artista, regista, attore o sceneggiatore napoletano rispetto ad un altro di nascita diversa?

“La capacità d’improvvisazione del popolo a cui appartiene, frutto dello spirito di adattamento a tante dominazioni straniere e della dura sopravvivenza alle angherie subite. Il cinema è improvvisazione, ma non in senso recitativo che è tipico del palcoscenico di un teatro, ma nel senso di prendere con filosofia le contrarietà e di adattarsi a cambiamenti non calcolati; in realtà molte sono le situazioni non controllabili sul set. Quando noi scriviamo una sceneggiatura, immaginiamo dei volti particolari, delle location precise e spesso ci imbattiamo in discrasie tra ciò che abbiamo in mente e la realtà; ad esempio l’attore che abbiamo selezionato non sarà mai perfettamente uguale alla figura somatica pensata per quel ruolo ed i toni di luce dipinti nella sceneggiatura non sempre sono realizzabili in concreto per problemi tecnici evidenziati dal direttore della fotografia.

Che vuol dire “Improvvisare” nel cinema?

“Improvvisare non vuol dire “arronzare” ma vuol significare fare dell’imprevisto un valore, riuscendo a costruire comunque un progetto che si era disegnato a priori in astratto senza sconvolgere il piano di lavoro. L’arte di arrangiarsi è dunque saper individuare un problema facendolo diventare un’opportunità. Un’altra peculiarità dei napoletani è l’astuzia intesa nel senso positivo del termine, che si traduce non nella mancata osservanza delle regole, ma nella capacità di saperle stravolgere. Ed ancora, per coloro che si approcciano al mondo del cinema, molto utile è la capacità di gesticolare, sempre tipica dei partenopei, di farsi capire a gesti, frutto anche questo di dominazioni linguistiche eterogenee quale quella francese e spagnola, i cui termini a tutt’oggi si riscontrano nel dialetto napoletano corrente.

Ansanelli ci spieghi il linguaggio del cinema

  “Il cinema è un’opera che si esprime non attraverso le parole ma con le immagini e le azioni e non a caso l’arte filmica parte dal cinema muto, per cui il regista è colui che crea un racconto filmico attraverso immagini ed azioni. Da rilevare, tra le peculiarità sempre tipiche del DNA napoletano, l’emotività e l’ironia che non si identifica con una risata ma costituisce un modo di vedere e vivere le cose sdrammatizzandole, quando è necessario”

Ansanelli lei è anche un noto sceneggiatore; come avviene la scrittura?

 “La sceneggiatura parte da un’ispirazione che può provenire da una qualunque cosa, da una notizia sul giornale, da un episodio della vita corrente ma è opportuno partire dalle regole, non basta solo l’istinto ma è necessario osservare un codice per tradure un’idea in un progetto valido che possa dare vita ad un’opera audiovisiva”.

A proposito di sceneggiatura è noto il suo rapporto professionale con Alessandro Siani

“Si, ho firmato le sceneggiature di tanti film di successo di Siani come “Il giorno più bello del mondo”; a prescindere dal lavoro, tra me e Siani esiste anche un forte sodalizio amicale risalente al lontano 1995 in occasione del concorso “Sipariando”

  Ansanelli che cosa è il cinema?

“La fabbrica dei sogni e come tale non dovrebbe mai andare in cassa integrazione; ci auguriamo tutti di poter continuare a regalare sorrisi agli spettatori, in una sala- cinema buia ravvivata solo dalla luce delle immagini di un film che scorrono sul grande schermo”

  

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