Ceuta torna al centro dell’emergenza migratoria nel Mediterraneo. L’enclave spagnola, incastonata sulla costa nordafricana, è diventata uno dei punti più delicati della frontiera europea. La situazione ha riacceso il dibattito sulle rotte utilizzate dai migranti e sul ruolo delle organizzazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani. Il fenomeno non riguarda soltanto gli arrivi via terra: negli ultimi anni si sono moltiplicati anche i tentativi attraverso il mare, con imbarcazioni di fortuna e traversate estremamente rischiose. I numeri raccontano la dimensione del problema. Durante la recente crisi, circa 49mila persone sono entrate a Ceuta in appena 24 ore, secondo le stime diffuse dal ministero dell’Interno spagnolo. Il bilancio umano è stato drammatico: decine di migranti hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere l’enclave a nuoto. Madrid ha quindi rafforzato i controlli, mentre il Marocco è intervenuto per fermare gli attraversamenti. La vicenda riporta così in primo piano la sicurezza della frontiera europea e il business dei trafficanti, in una zona dove migrazione, criminalità organizzata e geopolitica si intrecciano da anni.









