Gesco, quando il welfare sociale cambia il volto di un territorio

Gesco compie trent'anni, quaranta cooperative, tremilacinquecento dipendenti spesso provenienti da aree di disagio della città

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Gesco welfare sociale

Trent’anni fa erano in sette cooperative e 32 dipendenti. Oggi sono 40 cooperative e 3500 persone che lavorano nel sociale. Alcuni dalle storie difficili, con dei vissuti di violenza e difficoltà diventati oggi punti di riferimento per la collettività. E’ la storia di Gesco nata nel 1991 come gruppo di imprese sociali e che nel 2021 festeggia trent’anni di attività gettando un ponte per i prossimi trenta. Il gruppo presieduto da Sergio D’Angelo oggi raggruppa 40 tra cooperative, imprese sociali e di servizio.

Trent’anni da celebrare

“Siamo nati come esperienze che in quegli anni si impegnavano nella chiusura degli ospedali psichiatrici – racconta il presidente di Gesco, Sergio D’Angelo – a Napoli l’ultimo presidio fu quello del Leonardo Bianchi chiuso agli inizi del 2000. Da allora siamo cresciuti, siamo diventati una realtà importante nella quale lavorano più di 3500 persone. L’attività principale è quella costituita dai servizi di welfare di prossimità e tutto quello che si può immaginare in questo ambito. Ci occupiamo di anziani, donne, minori, giovani, tossicodipendenti, immigrati, prostituzione, asili nido, comunità che si occupano di sofferenza psichiatrica, assistenza domiciliare. E abbiamo cominciato ad investire in altri settori contigui al welfare come ambiente, cultura, informazione, ristorazione, turismo, mobilità sostenibile, sempre nell’ottica di fornire servizi alle persone svantaggiate”.

I progetti futuri 

“Nel 2021 realizzeremo un impianto di compostaggio nel carcere di Secondigliano. Un impianto da 5000 tonnellate l’anno che darà la possibilità di rendere Secondigliano e Scampia autosufficienti nello smaltimento dell’organico ma che offrirà anche dei percorsi importanti di vita alle persone detenute. Inoltre abbiamo già realizzato un progetto importante come un ristorante da 1500 metri quadri in un ex opificio. Non solo abbiamo realizzato un’opera di recupero e di riqualificazione urbana in un luogo che era ritrovo di tossicodipendenti, ma anche un’opera di reintegrazione sociale perché è un ristorante che dà lavoro a quaranta ragazzi che provengono da circuiti di disagio e segnalatici dai servizi sociali o dal dipartimento di giustizia minorile. Infine stiamo realizzando una azienda agrituristica di 48 ettari nel casertano coltivati a vino e olio extravergine biologico. Anche sulla mobilità sostenibile realizziamo nell’area flegrea un servizio di trasporto per persone disabili. Attività e iniziative di pregio sulle aree più problematiche del territorio”.

Una visione del welfare sociale che va oltre la semplice assistenza

“Interpretiamo il tema del welfare non solo dal punto di vista assistenzialistico ma di promozione sociale, l’insieme delle regole dello stare insieme. Un investimento essenziale per qualsiasi progetto di crescita e di ripresa economica. Un presupposto per un investimento di crescita economica sostenibile per produrre occasioni di lavoro per i giovani, le donne, essendo la nostra regione diventata un epicentro di disoccupazione, povertà nazionale, dispersione scolastica”

Come può il welfare cambiare il volto di un territorio

“Un tempo a Napoli c’era l’Italsider, l’Olivetti, l’Alfa Romeo. Ora siamo diventati la prima impresa del settore privato in fatto di occupati. A noi tocca la responsabilità ed il primato. Siamo presenti nei settori delle relazioni di aiuto socio assistenziali, socio educativi, turistico, innovazione, mobilità sostenibile, agricoltura biologica. Sono investimenti che cambiano il volto al territorio e regalano straordinarie opportunità di crescita a partire dal patrimonio artistico a dalle risorse naturali come il mare. Poniamo le stesse attenzioni alle persone ed alla casa che abitano con la consapevolezza di vivere in un ambiente le cui risorse sono esauribili”.

L’orgoglio di essere Gesco

“Poggioreale prima del nostro arrivo era conosciuto per il carcere ed il cimitero. Oggi questo ristorante di 1500 mq ha cambiato il volto di un pezzo di territorio. E’ diventato un punto di aggregazione ed ha regalato un posto di lavoro a quaranta giovani che arrivano da storie particolari. Questa iniziativa ha restituito fiducia a chi si limitava solo a dormire nel quartiere. Restituito un pezzo di territorio ed ottimismo. Nei nostri 30 anni di attività siamo entrati dentro la storia personale di alcune centinaia di queste 3500 persone che avrebbero potuto avere un epilogo infausto. Non abbiamo pretese salvifiche ma si tratta in molte occasioni di vite sospese prese per tempo che risarciscono di tutte le difficoltà di questo lavoro. Non ci arricchiamo facendo questo, ma la ricchezza va valutata dal punto di vista della redditività sociale”.

L’effetto domino delle buone pratiche

“Nell’emergenza pandemica abbiamo dovuto chiudere il ristorante ma aperto una campagna di raccolta fondi e alimenti distribuiti a tutte le persone in difficoltà a partire dagli anziani. Abbiamo distribuito 50 tonnellate di alimenti e raccolto fondi per 60mila euro. Questa città ha mille problemi e contraddizioni ma dispone di straordinarie risorse. Esempi di buone pratiche che si replicano in maniera esponenziale. Non siamo alternativi alle istituzioni ma siamo parte di esse”.

Il Sogno 

“Abbiamo tracciato un solco. Possiamo offrire un contributo a tutta la città. Tutto ciò che abbiamo costruito lo si legge dai nostri bilanci ma non appartiene solo a noi ma è un valore intergenerazionale che va al di là del tempo e dell’impresa di chi ha temporaneamente iniziato. Queste imprese devono essere consegnate alle nuove generazioni”.

 

 

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