Un’amara e sconcertante scoperta si è trasformata in un vero e proprio caso giudiziario nei giorni scorsi, in concomitanza con la ricorrenza della commemorazione dei defunti. Una donna di 43 anni, recatasi al cimitero cittadino per far visita ai propri cari, ha scoperto che il loculo di famiglia – regolarmente acquistato anni prima e dove riposavano i resti della madre – era occupato abusivamente dalla salma di una defunta estranea, tumulata alla fine del 2025.
La denuncia e il mistero della salma “fantasma”
La vicenda ha avuto inizio quando la quarantenne, che mancava dal camposanto da esattamente un anno, si è diretta verso il settore assegnato per il consueto momento di raccoglimento. Davanti alla tomba di famiglia, tuttavia, la sorpresa choc: la lapide e i riferimenti non corrispondevano più e il loculo risultava occupato da un’altra persona.
Sconvolta dall’accaduto, la donna si è immediatamente rivolta alla caserma dei Carabinieri della locale stazione per sporgere denuncia formale. Nel corso della deposizione, la cittadina stabiese ha chiesto di fare luce su una situazione paradossale, aggravata dal fatto che – stando alle prime verifiche – la salma della madre che originariamente si trovava nel loculo risulta al momento irreperibile.
L’inchiesta della Procura e i documenti sotto chiave
Sulla vicenda la Procura della Repubblica di Torre Annunziata ha aperto un fascicolo d’inchiesta, coordinando le indagini affidate ai Carabinieri. Nelle ultime ore, i militari dell’Arma hanno effettuato un blitz negli uffici amministrativi del camposanto, acquisendo i registri e i documenti dell’archivio cimiteriale.
Gli investigatori puntano a ricostruire la catena degli accessi e delle assegnazioni per capire come sia stato possibile tumulare una salma sconosciuta in uno spazio già di proprietà privata e regolarmente registrato. Non si esclude che dietro l’accaduto possano esserci errori burocratici grossolani o, peggio, alterazioni documentali e falsificazioni all’interno degli uffici preposti alla gestione delle sepolture.
Il caso apre nuovi interrogativi sulla gestione del patrimonio cimiteriale e sulla sicurezza dei registri amministrativi, lasciando una famiglia nella disperazione e nell’attesa di risposte istituzionali.









