Se il Risorgimento ha lasciato sulla mappa di Napoli una traccia sorprendentemente estesa, la toponomastica dedicata agli artisti e agli uomini di cultura racconta una storia diversa. Non meno significativa, forse ancora più curiosa: la memoria artistica della città non è distribuita uniformemente, ma segue una precisa geografia urbana.
Basta osservare le targhe delle strade per accorgersene. Il centro storico conserva soprattutto la memoria del teatro, della letteratura e della grande tradizione napoletana. Qui incontriamo Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, Raffaele Viviani, Matilde Serao, Roberto Bracco, fino a Pino Daniele, al quale è dedicata una strada nel quartiere San Giuseppe. Sono nomi che appartengono alla storia della città e che, attraverso la toponomastica, restano legati fisicamente ai luoghi nei quali quella storia è maturata.
Anche Totò, con la denominazione ufficiale di Antonio De Curtis, appartiene a questa geografia della memoria. La sua presenza toponomastica si colloca nell’area di San Carlo all’Arena e della Stella, non lontano da quella Sanità che è parte essenziale dell’immaginario del principe della risata.
Poi c’è la collina. Vomero e Arenella diventano una sorta di museo all’aperto delle arti figurative e della musica colta. Qui compaiono i nomi di Luca Giordano, Vincenzo Gemito, Domenico Morelli, Filippo Palizzi, Giacinto Gigante, accanto a grandi compositori come Alessandro Scarlatti, Domenico Cimarosa, Francesco Cilea e Giovanni Paisiello. È una Napoli diversa: quella delle accademie, della pittura, dei conservatori, della tradizione musicale colta.
La mappa cambia ancora quando si arriva a Fuorigrotta. Qui la toponomastica restituisce uno straordinario pezzo della canzone napoletana del Novecento. In poche strade convivono Renato Carosone, Sergio Bruni e Roberto Murolo: tre nomi diversissimi, ma accomunati dalla capacità di trasformare Napoli in una lingua musicale riconoscibile nel mondo.
E infine ci sono le periferie. È forse il dato più interessante. Scampia, Piscinola e Pianura ospitano nomi come Anna Maria Ortese, Elsa Morante, Leonardo Sciascia e Rocco Scotellaro. Qui la toponomastica assume anche una funzione civile: portare la memoria della cultura contemporanea nei quartieri più lontani dal centro.
È dunque una città nella città quella che emerge dalle targhe. Il centro racconta il teatro e la letteratura; le colline la pittura e la musica colta; Fuorigrotta la canzone del Novecento; le periferie la cultura come strumento di identità e riscatto. E forse è proprio questo il dato più interessante: la toponomastica non racconta soltanto chi Napoli considera importante. Racconta anche quale Napoli la città vuole raccontare in ciascuno dei suoi quartieri. Dopo la geografia del Risorgimento, dunque, c’è una seconda mappa da leggere. È quella della memoria artistica: una mappa fatta di Totò, Eduardo, Serao, Troisi, Pino Daniele, Murolo, Bruni, Carosone e di tanti altri nomi che, da una targa all’altra, continuano a dare un volto alla città.









