San Giorgio a Cremano, i conti che preoccupano: 1,4 milioni di debiti fuori bilancio

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Non sono affatto facili i primi 100 giorni dell’amministrazione targata Michele Carbone. Appena dopo l’insediamento sono arrivate due grane: due macigni finanziari ereditati dal passato. Il 23 luglio scorso il Consiglio comunale ha votato il riconoscimento di un debito fuori bilancio da circa 905 mila euro (dopo una sentenza del Tribunale di Napoli); il 21 settembre, pochi giorni fa, è toccato a un secondo debito fuori bilancio da 492mila euro, frutto della sentenza della Corte dei Conti sulla gestione della TARSU negli anni 2011 e 2012. In meno di due mesi la nuova amministrazione si è trovata a dover certificare 1,4 milioni di euro di passività generate da vicende degli ultimi anni.

I due debiti hanno origini diverse, ma raccontano una storia comune: quella di una gestione del ciclo dei rifiuti che, nel tempo, ha prodotto errori, contenziosi e condanne che gravano sui conti pubblici.

Il primo debito, pari a 492mila euro, rappresenta il quadro più severo sul piano delle responsabilità. Non nasce da una causa persa, da un’emergenza o da un fatto imprevedibile. Nasce, secondo quanto accertato dalla Corte dei conti, da una serie di errori commessi nella gestione della TARSU tra il 2011 e il 2012. La sentenza n. 241/2024, confermata in appello dalla sentenza n. 189/2025, ha accertato che il Comune non aggiornò le tariffe TARSU, emise ruoli errati, non coprì i costi del servizio rifiuti, non riversò le somme dovute alla Provincia di Napoli e non esercitò controlli sull’attività di riscossione svolta da Equitalia Sud. La Corte parla di violazioni e danno erariale.

I numeri, messi nero su bianco dai giudici contabili, sono impietosi. Nel 2011 fu emesso un ruolo da 900 mila euro quando avrebbe dovuto raggiungere 1.220.055,40 euro. Da quella scelta derivò un mancato riversamento di 216.421,46 euro. Nel 2012 il costo provinciale ammontava a 909.534,60 euro; risultarono riscossi 590.287,95 euro ma solo 314.565,27 vennero riversati, lasciando uno scoperto di 275.722,68 euro. La somma delle irregolarità porta ai 492mila euro riconosciuti come debito fuori bilancio. In questa vicenda le responsabilità appaiono legate alla gestione tributaria, finanziaria e ai controlli. Ma esiste inevitabilmente anche una dimensione politica. Gli anni contestati coincidono con l’amministrazione guidata dal dottor Domenico Giorgiano (sindaco fino al 2015, deceduto nel febbraio 2019). Lo stesso documento ricorda che la mancata revisione delle tariffe TARSU riguardava un atto di competenza politica e non esclusivamente gestionale.

Il secondo debito è ancora più pesante sotto il profilo economico. Ammonta a 905.852,86 euro, ai quali si aggiungono interessi e spese legali. Qui non siamo di fronte a una vicenda tributaria ma a una complessa catena di rapporti contrattuali, cessioni di credito e contenziosi giudiziari legati al servizio di igiene urbana. La storia parte dal contratto quinquennale dei rifiuti affidato a Buttol S.r.l. e prosegue con il subentro di Velia Ambiente S.r.l. nel maggio 2022. Da quel momento emerge una sequenza ripetuta: servizio sul territorio, emissione delle relative fatture del fornitore, cessione dei crediti alla società veicolo ‘Galileo SPV 20 S.r.l.’, gestione degli stessi da parte di ‘Officine CST S.p.A.’ e di soggetti specializzati nel servicing finanziario. Quando alcune di queste partite non vengono pagate, il credito finisce davanti al giudice. La controversia più importante riguarda alcune fatture che hanno portato al decreto ingiuntivo n. 5313/2023. Il Comune si è opposto, ma il Tribunale di Napoli, con la sentenza n. 10754/2025, ha rigettato l’opposizione e confermato il credito per 905.852,86 euro, oltre agli interessi previsti dalla normativa sui ritardi di pagamento e oltre a 29.193 euro di spese legali. Da qui il riconoscimento del debito fuori bilancio votato dal Consiglio comunale il 23 luglio 2026.

Anche in questo caso emerge una doppia lettura delle responsabilità. Sul piano tecnico, la vicenda richiama la gestione dei pagamenti, delle esposizioni debitorie e del contenzioso. Sul piano politico, resta la domanda che nessuna delibera può cancellare: come è stato possibile accumulare quasi un milione di euro di debiti giudizialmente riconosciuti nei confronti del principale gestore di un servizio essenziale come la raccolta dei rifiuti ? Messi insieme, i casi compongono un quadro più ampio. Da una parte emergono errori nella gestione della tassa rifiuti; dall’altra ritardi, contenziosi e crediti commerciali che evolvono in sentenze del giudice. Due storie diverse che conducono allo stesso risultato: somme inevitabilmente sottratte alla programmazione dell’ente Comune e scaricate sul bilancio (ovvero sui cittadini/contribuenti).

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