Mensa scolastica San Giorgio a Cremano: le mamme protestano, Giordano incalza il Comune

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La mensa scolastica diventa terreno di confronto a San Giorgio a Cremano. Il ritardo nell’avvio del servizio ha spinto le famiglie a scendere in piazza, chiedendo risposte certe sui tempi, sulle tariffe e sulle garanzie per i bambini. La protesta si è svolta nella mattinata di lunedì 19 ottobre, con un sit-in delle mamme in piazza Carlo di Borbone.

A margine della mobilitazione, una delegazione di tre rappresentanti delle famiglie è stata ricevuta in Comune dall’assessore Iolanda Cacciuottolo. Durante l’incontro è stata comunicata la nuova data di partenza della refezione: il 26 ottobre, con conclusione prevista il 31 maggio. Per i prossimi anni scolastici, invece, l’obiettivo annunciato è anticipare l’avvio al primo ottobre. Le mamme, coordinate da Hilary Di Leva, hanno chiesto di valutare il prolungamento del servizio fino al 30 giugno per la scuola dell’infanzia, agevolazioni tariffarie per i bambini con disabilità residenti fuori città e garanzie sui pasti differenziati. Sollevati anche interrogativi sulle condizioni del refettorio del plesso Noschese.

Sulla vicenda interviene anche Giuseppe Giordano, già assessore comunale al Bilancio, che affida a Facebook una riflessione critica sulle risorse destinate alla refezione e sulla tutela dei lavoratori. Giordano contesta il richiamo al bilancio 2025, approvato dalla precedente amministrazione, e pone una domanda sulla programmazione economica del servizio: «Sarei curioso di sapere se prima della stesura del Bilancio del 2026, gli uffici competenti hanno opportunamente segnalato per iscritto, la necessità di prevedere gli aumenti contrattuali in vista della nuova gara». Il passaggio centrale del suo intervento riguarda però la possibilità di agire subito, senza attendere il prossimo anno: «Perché aspettare il 2027 quando si può intervenire già nel 2026?». L’ex assessore richiama anche la recente variazione di bilancio, che avrebbe destinato oltre 100mila euro a cultura, luminarie e manifestazioni. Secondo la sua proposta, una parte di quelle risorse potrebbe sostenere il servizio negli ultimi due mesi del 2026. «È evidente che i Fondi per farlo ci sono ora bisogna scegliere se utilizzarli per questo o per altro», scrive Giordano, auspicando una soluzione immediata per garantire condizioni di lavoro adeguate e una mensa efficiente. La questione resta dunque aperta su due fronti: le risposte alle richieste delle famiglie e la sostenibilità economica di un servizio essenziale per studenti, genitori e lavoratori.

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