Il quartiere della zona orientale di Napoli si prepara alla Festa dei Gigli. Un rito nato nell’Ottocento e arrivato fino a oggi attraverso paranze, musica, rivalità tra rioni e un patrimonio di saperi tramandato di generazione in generazione. Il 27 settembre è in programma la tradizionale ‘Ballata’ di otto Gigli. A Barra la festa non comincia quando i Gigli vengono sollevati. Comincia molto prima. Comincia nelle settimane in cui il quartiere cambia lentamente volto, quando le strade e i rioni si preparano all’appuntamento di fine settembre, le associazioni organizzano iniziative, la musica torna a occupare gli spazi della quotidianità e sui balconi compaiono le bandiere delle paranze. È un’attesa che coinvolge il territorio prima ancora che arrivi il giorno più importante. Quest’anno il calendario della Festa dei Gigli di Barra accompagna il quartiere per quasi un mese, fino alla Ballata dei Gigli di domenica 27 settembre, quando gli otto Gigli saranno protagonisti della giornata conclusiva. E basta guardarli per capire perché. I Gigli sono costruzioni di legno e cartapesta che superano i 25 metri di altezza e raggiungono un peso di circa 45 quintali. Non sono semplicemente strutture da trasportare: sono vere macchine rituali, costruite e preparate nel corso dell’anno e poi affidate alle paranze, che le conducono per le strade del quartiere. Il contrasto è quasi surreale: un obelisco alto quanto un palazzo che attraversa le strade di un quartiere napoletano, sostenuto dalla forza di decine di persone e accompagnato dalla musica. È qui che la Festa dei Gigli smette di essere soltanto spettacolo.
Una storia lunga due secoli
La tradizione barrese affonda le sue radici nell’Ottocento. La sua nascita viene fatta risalire al 1822, come derivazione della più antica tradizione dei Gigli di Nola. Il legame con Nola è dunque fondamentale, ma non basta a spiegare ciò che la festa è diventata a Barra. Nel corso del tempo il rito si è radicato nel quartiere e ha assunto caratteristiche proprie. La festa è diventata uno spazio nel quale le identità dei rioni si confrontano, le paranze si sfidano in una competizione dal carattere fortemente simbolico e la comunità si riconosce nei propri Gigli. È una storia che non è rimasta chiusa nei libri. È stata trasmessa attraverso le mani. La costruzione delle macchine, la loro decorazione, le tecniche necessarie per trasportarle e soprattutto la complessa organizzazione delle paranze sono conoscenze che continuano a passare da una generazione all’altra.
La forza di una comunità
Sotto un Giglio non c’è un singolo uomo. C’è una squadra. La tradizione dei Gigli è innanzitutto una prova collettiva. Gli uomini della paranza si dispongono sotto le strutture e, coordinandosi attraverso i comandi e il ritmo della musica, sostengono e manovrano la gigantesca macchina. Il dato numerico, tuttavia, racconta soltanto una parte della storia. Perché il vero elemento distintivo è il coordinamento. Decine di persone devono muoversi come se fossero un unico corpo. Devono ascoltare la musica, seguire i comandi, mantenere l’equilibrio e assecondare i movimenti della macchina. La forza fisica è indispensabile, ma da sola non basta. Serve esperienza. Serve fiducia. Serve appartenenza. Ed è proprio questo che rende il Giglio un simbolo identitario per Barra: non soltanto qualcosa che viene portato sulle spalle, ma qualcosa che si porta dentro.
I rioni e la competizione
La Festa dei Gigli di Barra ha anche un’altra anima, meno istituzionale e forse più autentica: quella della rivalità. I rioni diventano protagonisti. Le associazioni lavorano durante tutto l’anno alla costruzione dei Gigli, mentre nelle settimane che precedono la Ballata si moltiplicano gli appuntamenti, le manifestazioni e i momenti di aggregazione. La competizione tra le paranze non è soltanto una gara. È un modo per affermare la propria appartenenza. Ogni gruppo porta con sé una storia, una memoria familiare, un quartiere, amicizie e rivalità costruite nel tempo. È anche per questo che parlare della festa soltanto come di un evento folkloristico rischia di ridurne il significato. A Barra il Giglio è anche un modo per dire chi siamo.
Il giorno della Ballata
Poi arriva la domenica. Il 27 settembre gli otto Gigli saranno al centro della giornata più attesa della festa. La Ballata trasformerà le strade di Barra in un enorme spazio collettivo nel quale musica, movimento e pubblico si fondono. Uno dei momenti più spettacolari sarà lungo corso Sirena, la strada più antica del quartiere. È qui che i Gigli compiono le celebri “girate”: le enormi strutture ruotano su se stesse seguendo il ritmo della musica. Una manovra che, vista da vicino, rende immediatamente comprensibile la complessità del rito. Il Giglio avanza, si ferma, gira. La musica accelera. La folla si stringe intorno alla macchina. E per qualche istante la strada sembra appartenere interamente alla festa. È un’immagine potente perché racchiude in pochi metri tutta la contraddizione della tradizione popolare: la gigantesca macchina costruita con tecniche antiche attraversa una città moderna, tra palazzi, automobili, telefoni che registrano e migliaia di persone arrivate per assistere allo spettacolo. Una tradizione che cambia senza scomparire La Festa dei Gigli di Barra è oggi anche un appuntamento capace di richiamare persone da fuori quartiere. Ma la sua dimensione più importante rimane quella locale. Perché la festa continua a vivere grazie alle persone che la preparano durante l’anno, alle associazioni, ai portatori, ai musicisti, agli artigiani e alle famiglie che tramandano il rito. E soprattutto grazie ai giovani. Il giorno successivo alla grande Ballata, lunedì 28 settembre, la festa proseguirà infatti con la Ballata dei Gigli delle donne e dei giovani nei rispettivi rioni. È quasi un passaggio di testimone. La festa guarda indietro, verso una storia cominciata più di due secoli fa, ma contemporaneamente guarda avanti.
Barra sulle spalle
Forse è proprio questa la chiave per comprendere i Gigli. Non sono soltanto quei 25 metri di legno e cartapesta che, per una domenica, dominano il cielo del quartiere. Sono il lavoro che li precede. Sono le mani degli artigiani. Sono la musica provata e riprovata. Sono le bandiere sui balconi. Sono la rivalità tra i rioni. Sono gli uomini sotto le varre. Sono le famiglie che aspettano settembre. Sono i giovani che imparano un rito dai più anziani. E sono, soprattutto, il modo attraverso il quale una comunità racconta se stessa. Quando il 27 settembre i Gigli torneranno a muoversi per le strade di Barra, il quartiere non assisterà semplicemente a una festa. Sarà Barra stessa a scendere in strada. E per un giorno, sotto quegli obelischi giganteschi, la tradizione avrà ancora una volta il peso concreto della comunità che la porta sulle spalle.









