San Giorgio a Cremano, bilancio in affanno: quale futuro per i conti del Comune?

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Cassa al minimo, anticipazioni di tesoreria in crescita, crediti difficili da riscuotere e debiti fuori bilancio che continuano ad emergere. È questo il quadro che si rileva dall’analisi dei rendiconti 2023-2025, del bilancio di previsione 2026-2029 e delle più recenti deliberazioni consiliari del Comune di San Giorgio a Cremano.

I numeri raccontano una situazione che non configura (per adesso) un dissesto finanziario, ma presenta diversi indicatori di forte fragilità. L’utilizzo delle anticipazioni di tesoreria è salito da circa 22,3 milioni di euro nel 2023 a 30,9 milioni nel 2024, fino a 33,7 milioni nel 2025. Nel bilancio previsionale triennale compare una necessità di ricorso alla tesoreria fino a 50 milioni di euro annui: un segnale che la dipendenza dalla liquidità bancaria è ormai strutturale. Il dato più preoccupante riguarda poi il rapporto tra cassa e crediti. A fronte di un fondo cassa finale inferiore a 750 mila euro, il Comune presenta 66 milioni di residui attivi, cioè somme che l’ente ritiene di dover incassare, ed un Fondo Crediti di Dubbia Esigibilità (FCDE) di 37 milioni di euro.

In sintesi, una quota rilevante delle entrate iscritte a bilancio rischia di non trasformarsi mai in liquidità reale. A questo si aggiunge il problema, strutturale, dei debiti fuori bilancio. Negli ultimi anni il Comune ha dovuto riconoscere passività derivanti da contenziosi per importi in molti casi esigui, in altri casi anche significativi.

Due casi su tutti: la controversia legata ai crediti ceduti a una società veicolo (Galileo-Officine CST), conclusasi con una condanna di circa 905 mila euro; il riconoscimento di un debito fuori bilancio di 492 mila euro a favore della Città Metropolitana di Napoli, relativo al ciclo rifiuti degli anni 2010-2012 e confermato da sentenze della Corte dei conti. Un ulteriore elemento emerge poi dal bilancio pluriennale varato nei giorni scorsi. L’ente ha previsto accantonamenti per futuri debiti fuori bilancio e contenziosi: circa 1 milione di euro nel 2026, 700 mila euro nel 2027 e 400 mila euro nel 2028. Non si tratta di un’anomalia contabile, ma del riconoscimento esplicito che ulteriori passività potranno emergere nei mesi negli anni avvenire. Quale futuro si prospetta per il Comune e soprattutto per i cittadini-contribuenti? Si possono immaginare tre scenari:

Scenario positivo. Il Comune aumenta la riscossione dei tributi, riduce i residui attivi, abbassa progressivamente il FCDE e limita il ricorso alle anticipazioni. I contenziosi vengono chiusi senza condanne rilevanti. In questo caso il Comune eviterebbe qualsiasi procedura straordinaria e recupera gradualmente equilibrio finanziario.

Scenario intermedio. Gli equilibri formali continuano a reggere, ma la cassa resta debole, le anticipazioni si mantengono sopra i 25-30 milioni e nuovi debiti fuori bilancio continuano a emergere. Il Comune resta in una situazione di fragilità cronica, sotto osservazione ma senza arrivare al dissesto.

Scenario negativo. Nuove sentenze sfavorevoli, riscossioni insufficienti e ulteriore crescita delle passività costringono l’ente ad attivare il Piano di Riequilibrio Finanziario Pluriennale, il cosiddetto predissesto. Solo in un’ulteriore fase di aggravamento si arriverebbe al predissesto.

Più in generale, la situazione di San Giorgio a Cremano si inserisce in un quadro nazionale che continua a destare preoccupazione. Nella Relazione al Parlamento 2026 sui Comuni in crisi finanziaria, appena pubblicata, la Corte dei conti evidenzia come le difficoltà degli enti locali siano spesso precedute da alcuni indicatori ricorrenti: utilizzo sistematico delle anticipazioni di tesoreria, crescita dei residui attivi, elevato fondo sui crediti di dubbia esigibilità, debiti fuori bilancio e contenzioso. Secondo i giudici contabili, tutti questi elementi hanno caratterizzato numerosi percorsi sfociati successivamente nel riequilibrio finanziario o nel dissesto. La Corte sottolinea che gli attuali indicatori di deficit non sempre consentono di intercettare tempestivamente le situazioni di maggiore difficoltà, motivo per cui propone sistemi di monitoraggio più avanzati. In conclusione, le criticità emerse nei documenti finanziari del Comune vesuviano non sono anomalie isolate ma dei segnali, purtroppo, che somigliano a quelli degli Ente finiti in default o costretti a piani di rientro ‘lacrime e sangue’.

 

 

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