San Giorgio a Cremano, Carbone ha numeri ampi, la sua maggioranza più di un problema

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Dalle dimissioni delle scorse ore della capogruppo PD Raffaella Iuliano alla rivolta interna di ‘A Testa Alta’ del luglio scorso: a San Giorgio a Cremano il problema non è l’opposizione, ma il governo del quotidiano e la gestione degli equilibri nel centrosinistra.

A San Giorgio a Cremano Michele Carbone ha vinto le elezioni di maggio scorso con l’88% dei voti. Ha ottenuto in aula una maggioranza di 23 consiglieri su 24. Sono numeri che, sulla carta, dovrebbero garantire una navigazione tranquilla. Eppure, in pochi mesi dall’insediamento, la coalizione ha mostrato alcune crepe tutt’altro che marginali. Il paradosso, così, è evidente: con un’opposizione ridotta a un solo seggio, le fibrillazioni più rumorose arrivano da dentro casa.

L’ultimo segnale è arrivato dal Partito Democratico, dove Raffaella Iuliano ha lasciato con effetto immediato la guida del gruppo consiliare. Nella sua lettera ha denunciato decisioni assunte senza confronto preventivo, il mancato rispetto della collegialità e un progressivo svuotamento del proprio ruolo. Accuse politicamente pesanti, che chiamano in causa il metodo di lavoro del gruppo e i rapporti tra i suoi esponenti. Non una semplice questione di incarichi: quando si dimette chi dovrebbe coordinare il partito in aula, il problema riguarda anche la capacità di decidere insieme.

Sul fronte delle liste civiche, la vicenda, dei mesi scorsi, di A Testa Alta ha mostrato un’altra fragilità. La consigliera Ginevra Palmentieri e diciotto candidati su ventiquattro alle comunali hanno abbandonato il movimento, contestando il metodo con cui a luglio scorso è stata indicata Iolanda Cacciuottolo in giunta. Carlo Lembo difese la scelta, rivendicando la legittimità dell’indicazione dei vertici regionali; altri come Gaetano Arpaia denunciarono un problema di rappresentanza e di legittimazione politica.

Due vicende diverse, un interrogativo comune: chi decide e attraverso quale confronto?

Carbone non è responsabile automaticamente di ogni conflitto interno, ma guida una coalizione della quale deve garantire coesione e funzionamento. Il consenso elettorale non sostituisce la politica, né trasforma una maggioranza numericamente blindata in una squadra coesa. Il punto, adesso, non è contare i consiglieri: è capire quanti condividano davvero metodo, scelte e responsabilità. Perché 23 seggi possono approvare gli atti; non bastano, da soli, a tenere in piedi, coerentemente, una coalizione. Sullo sfondo, ma tutt’altro che defilato, c’è Giorgio Zinno: dieci anni sindaco, consigliere regionale eletto a suon di preferenze nella “sua” città, l’esponente DEM è il player di riferimento nel gioco politico del suo partito e della città vesuviana.

Nelle prossime settimane l’amministrazione Carbone ha davanti sfide importanti, a partire dalla rottamazione quinques (dal 16 ottobre al 16 dicembre si possono condonare le imposte locali e le multe non pagate): gli introiti che arriveranno nelle casse municipali saranno fondamentali per un Comune in affanno finanziario : la liquidità è al minimo, le anticipazioni di tesoreria sono in crescita, i crediti difficili da riscuotere, i debiti fuori bilancio sempre all’ordine del giorno. Tutte grane sul tavolo di Carbone e dei “suoi” 23 fedelissimi. Fino a prova contraria…

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