Cesc Fàbregas e il Como rappresentano oggi una delle poche vere novità del calcio italiano. È questa la tesi al centro dell’analisi di Marco Ciriello per Domani, rilanciata da Dagospia: una riflessione che mette a confronto il tecnico spagnolo con una cultura calcistica italiana spesso legata alla tradizione. Il successo del Como contro il Lipsia ha acceso ulteriormente i riflettori sul lavoro di Fàbregas. Una squadra capace di proporre un calcio aggressivo, moderno e coraggioso, lontano dall’idea secondo cui il risultato debba necessariamente passare dalla prudenza. Il confronto più significativo è quello con Massimiliano Allegri. Da una parte c’è una concezione fondata sulla gestione e sulla protezione della propria area; dall’altra un progetto che punta sul possesso, sulla verticalità, sulla qualità tecnica e sull’occupazione degli spazi. Secondo Ciriello, il caso Como evidenzia anche un problema più generale del calcio italiano: nonostante la capacità di formare allenatori di livello internazionale, manca una nuova idea dominante capace di rinnovare il sistema. Fàbregas prova a percorrere una strada diversa, puntando sui giovani e sulla costruzione di una squadra riconoscibile per identità e proposta di gioco. Tra i protagonisti c’è anche Nico Paz, talento argentino diventato uno degli interpreti più importanti del progetto. Il Como può quindi essere considerato un laboratorio. Non soltanto per i risultati, ma soprattutto per la filosofia: il calcio italiano, per tornare competitivo, ha bisogno di maggiore coraggio, innovazione e apertura verso nuovi modelli.









